sábado, 31 de enero de 2015

Manzoni, contestata la performance dell’artista basco Mattin






L’anteprima alla serata con attori in mezzo al pubblico
ha scatenato le contestazioni: «C’è un matto al concerto»

BOLOGNA - Una sconcia quanto inutile gazzarra ha caratterizzato ieri sera all’Auditorium Manzoni il secondo appuntamento della stagione sinfonica del Teatro Comunale. Contestazioni riservate alla performance, una quindicina di minuti, «No no Nono No No!», commissionata all’artista basco Mattin nell’ambito del progetto «Resistenza illuminata» dedicato al compositore Luigi Nono. 
«UN MATTO AL CONCERTO» — Posta come anteprima alla serata, la performance è iniziata quando il pubblico stava ancora prendendo posto in sala: cinque attori, di differente età, mescolati tra gli spettatori, uno per volta hanno iniziato quasi distrattamente a recitare. Qualcuno, che non aveva capito che lo spettacolo fosse già iniziato, ha scambiato quel primo attore per «un matto al concerto», quando poi ha cominciato a recitare un altro performer allora, ma ancora sottovoce, si udiva «ma cos’è questa roba», «non c’è ritegno». Dal terzo sono iniziate le contestazioni e le richieste di smetterla «Basta! Vogliamo il concerto», una sorta di crescendo rossiniano, ma senza la grazia del pesarese: il culmine si è raggiunto quando Davide, uno dei cinque, si è spostato a recitare dalla balconata e in molti lo hanno incitato addirittura a buttarsi giù. «Meritiamo più rispetto», ha urlato qualcuno. Contestare è lecito, farlo durante lo spettacolo e in maniera da non permettere di coglierne il messaggio a chi invece a quello spettacolo era interessato, diventa invece in un segnale di intolleranza. Farlo poi in una rassegna che vuole celebrare proprio i 70 anni dalla guerra di liberazione non è assolutamente un bel segnale.
IL TELEFONINO ROMPE IL SILENZIO — Certo, la manifestazione poteva essere meglio organizzata: per esempio, la semplice amplificazione delle voci forse avrebbe consentito di capire il senso del lavoro di Mattin, andato invece completamente perduto. Il concerto vero e proprio, diretto da Juraj Valcuha, è poi iniziato col brano di Luigi Nono «A Carlo Scarpa, architetto, ai suoi infiniti possibili», il primo che la rassegna ideata dal Teatro Comunale dedica al compositore veneziano. Il brano avrebbe richiesto un clima di ascolto da raccoglimento religioso per la sua natura intimista, ma posto dopo quella gazzarra, e per giunta arricchito dallo squillo insistito del solito telefonino, è andato anch’esso «sprecato». Un pubblico che pretende «rispetto» dovrebbe però quantomeno essere rispettoso. L’impeccabile maligno, sempre presente, ha scartato la casualità ipotizzando non la sprovvedutezza di uno sfortunato spettatore, ma un vero e proprio calcolo scientifico nei modi e nei tempi dello squillo di quel telefono, un ulteriore segno di contestazione, insomma, verso una programmazione che quel pubblico in più occasioni ha mostrato di non gradire. La serata è poi proseguita con una stanca esecuzione della terza sinfonia di Schubert e con quella, invece coinvolgente e travolgente, dell’ottava di Shostakovich. Al termine grandi festeggiamenti per Valcuha, il direttore di Bratislava, ormai beniamino dei bolognesi.

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